giovedì 28 maggio 2015

Arrivederci Giovanni

Gentili lettori del blog,

è con profondo dolore che vi annuncio la scomparsa di Giovanni martedì scorso. Spero di fare cosa gradita riportando qui sotto la notizia apparsa oggi sul Mattino di Padova.

Cordialmente,

suo figlio Paolo

giovedì 26 marzo 2015

Rete Oncologica Veneta: Gruppo di Lavoro PDTA Stomaco



Quando un cittadino impatta con un cancer il primo problema che gli si presenta è quello di trovare l'equipe più adatta alla sua patologia. Un valido aiuto lo può trovare se nella sua Regione è stata attivata la Rete Oncologica Regionale e al suo interno i PDTA.
Le Regioni che hanno attivato le  reti oncologiche regionali devono definire i Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) per i tumori più diffusi. Il PDTA è uno strumento di coordinamento, che attraverso un approccio per processi, consente di strutturare e integrare attività e interventi in un contesto in cui diverse specialità, professioni e aree d'azione (ospedale, territorio) sono implicate nella presa in cura attiva e globale del cittadino che presenta un problema di salute e/o assistenziale. Il PDTA permette di valutare la congruità delle attività svolte rispetto agli obiettivi, alle linee guida e/o ai riferimenti presenti in letteratura e alle risorse disponibili, consente inoltre il confronto e la misura delle attività (processi) e degli esiti (outcomes), con l'obiettivo di raggiungere un continuo miglioramento dell'efficacia, dell'efficienza e dell'appropriatezza di ogni intervento.
Prendiamo ad esempio il cancer gastrico (stomaco) che mi ha toccato da vicino. Nel sito della Rete Oncologica Veneta troviamo le PDTA per 14 tipologie di neoplasie, tra cui lo stomaco.
Nello schema a fianco riportato vengono indicati i coordinatori e gli specialisti del PDTA dello stomaco della Regione Veneto.



Un altro punto di riferimento da verificare  e se esistono in Regione Gruppi Italiani Ricerca Cancro Gastrico (GIRCG).
Ne trovo due: uno presso la Clinica Chirurgica I, dell'Università di Padova, Via Giustiniani, 2 Padova Email: marchet@unipd.it: Tel: 0039-049-8212081; Fax: 0039-049-651891 (coordinato da Alberto Marchet che fa parte del PDTA della Rete Oncologica Veneta)
Il secondo presso l' U.O. Chirurgia Esofago-Stomaco, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Ospedale Borgo Trento; Piazzale Aristide Stefani, 1, Verona; Email: giovanni.demazoni@univr.it;Tel: 0039-045-8122109; Fax: 0039-045-8121182 (coordinato da Giovanni de Manzoni, anche lui componente del PDTA della Rete Oncologica Veneta).

mercoledì 25 marzo 2015

Dipartimento Interaziendale Interregionale Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta: intervista al dott Oscar Bertetto


Ho già postato nel blog la presentazione della rete oncologica veneta. Ecco un interessante video pubblicato il 22 nov 2013, stralcio del Tg di Telestudio, condotto e curato da Carlo Buonerba. Servizio di Clara Vercelli dedicato alla Rete Oncologica di Piemonte e Val d'Aosta e alle problematiche o future soluzioni legate alla cura del male e al sostegno oltre che dei malati dei loro parenti che hanno un ruolo sempre fondamentale. Viene intervistato il direttore del Dipartimento Interaziendale Interregionale Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta: dott Oscar Bertetto. Parla della importante collaborazione tra i Medici di Medicina Generale (MMG) e i Centri di Accoglienza e Servizi (CAS). L'argomento è stato affrontato anche dall'amico virtuale del Forum gastrectomizzati e compagno di avventura Ferdinando.

martedì 17 marzo 2015

Che cosa dicono i medici ai 'terapeuti alternativi' quando un paziente muore? Niente. Non ne parliamo




Jessica Ainscough, 30enne australiana: ha rifiutato
 il trattamento convenzionale per curare il suo sarcoma,
è recentemente scomparsa: seguiva la terapia Gerson

Trovo su Oncoinfo del 3 marzo 2015 un post dal titolo Ancora su Oncologia e medicina alternativa. Si dice: Forse che un oncologo e un terapeuta “alternativo” dovrebbero parlarsi, quando un paziente di entrambi muore? Ha più senso difendere la nostra opinione, oppure deve prevalere il criterio di rispettare sopra ogni altra cosa l’autonomia individuale del paziente? Se lo chiede un articolo di “The Guardian”. Anche se oncologi e terapeuti  di medicina alternativa si muovono in ambiti diversi, è evidente che finiscono spesso col prendersi cura degli stessi pazienti. Ed è frequente la frustrazione avvertita dall’oncologo nello scoprire (di solito tardivamente) che un proprio paziente si è sobbarcato una terapia non basata su evidenze, spesso anche costosa, sommando così disillusione a disillusione. (Luciano De Fiore).
[Nel sito di Wikipedia le terapie alternative per i cancro vengono classificate sostanzialmente in tre gruppi:
1.      i trattamenti alternativi offerti come un sostituto per il trattamento medico standard, ma esclusi e ritenuti inutili (e talvolta dannosi e pericolosi): sono il metodo Di Bella, il metodo Kousmine, il metodo Gerson, l'Essiac, il metodo Simoncini, le cure anticancro della medicina ortomolecolare, della fitoterapia, dell'omeopatia e del reiki, la Nuova Medicina Germanica, la terapia 714-X e la dieta Budwig;
2.      trattamenti alternativi come aggiunta al trattamento standard: le varie diete anticancro o l'Escoazul e la stessa fitoterapia;
3.      trattamenti proposti in passato ma ritenuti ormai obsoleti anche nello stesso ambiente della medicina alternativa, che tuttavia godono ancora di alcuni sostenitori: ad esempio il Siero Bonifacio o le gocce di Vieri.
Le terapie alternative e quelle obsolete vengono rifiutate dalla medicina, mentre quelle integrative, come le diete vegetariane, vengono talvolta accettate dall'oncologia, benché solo come prevenzione e come supporto alla terapia del cancro con i metodi scientificamente riconosciuti.]
Traduco da non professionista l'articolo dal quotidiano britannico "The Guardian" dal titolo: What do doctors say to 'alternative therapists' when a patient dies? Nothing. We never talk (Che cosa dicono i medici ai 'terapeuti alternativi' quando un paziente muore?  Niente.  Non ne parliamo).

L'autrice dell'articolo è Ranjana Srivastava, oncologa e scrittrice, con sede a Melbourne (Australia). Per vedere il suo sito clicca qui.

Tumori: chemioterapia, a che punto siamo?


Trovo sul IlFattoQuotidiano.it / BLOG / di Andrea Bellelli, Professore Ordinario di Biochimica, Università di Roma La Sapienza, un post dal titolo: Tumori: chemioterapia, a che punto siamo? Pubblicato il 18 febbraio 2014. La chemioterapia antineoplastica è tra le cure mediche più malviste dal pubblico: perché cura il cancro, la malattia che non si nomina e che fa paura; e perché è effettivamente alquanto tossica ed ha pesanti effetti collaterali. Sulla tossicità della chemioterapia c’è poco da dire: ha lo scopo di uccidere le cellule tumorali, e poiché queste sono, in fondo, cellule del malato non è possibile ottenere lo scopo senza uccidere anche un po’ di cellule sane. Il problema cruciale è se il costo, in termini di salute, valga il beneficio. Purtroppo valutare il beneficio della chemioterapia antineoplastica è facile solo in teoria: richiederebbe infatti di confrontare la prognosi del tumore non curato con quella del tumore curato e dimostrare che la seconda è migliore della prima. Ovviamente nessun medico può avere il coraggio di mantenere un gruppo di controllo, di pazienti non curati, al solo scopo di vedere come vanno a finire: uno studio del genere si può fare soltanto sull’animale da esperimento, che in genere ha una variabilità genetica limitata, e dà indicazioni rilevanti ma non sempre conclusive.

giovedì 12 marzo 2015

L'ultimo desiderio di una malata terminale: "Portatemi a vedere il museo di Rembrandt"




Se qualcuno vi chiedesse quale potrebbe essere l'ultimo desiderio della vostra esistenza terrena, che cosa rispondereste? In Olanda esiste la Fondazione  Stichting Ambulance Wens (Fondazione Ambulanza dei Desideri) che aiuta i malati terminali o allettati a soddisfare l'ultima volontà. Nella foto, una signora 78enne malata  di SLA è stata accompagnata a vedere la mostra di Rembrandt, pittore olandese, uno dei più grandi della storia. I volontari della Fondazione  l'hanno portata in ambulanza nel posto in cui desiderava andare: al Rijksmuseum di Amsterdam. Così la signora, in barella, ha potuto ammirare i quadri del suo amato Rembrandt. Non è né la prima né l'ultima persona a cui i volontari dell'"Ambulanza dei desideri" hanno contribuito a realizzare l'ultimo desiderio. Le foto dei numerosi atti d'amore dell'associazione sono postate sulla pagina Facebook e Twitter. E' solo uno dei 6.000 desideri soddisfatti dal 2007. Stichting Ambulanza Wens (Ambulanza dei desideri) ha portato tre malati terminali al museo olandese la scorsa settimana. L'ambulanza dei Desideri soddisfa i desideri di persone che sono malati terminali o costrette a letto;  a volte stanno così male che passano away lo stesso giorno o pochi giorni dopo.